
Cooperazione scientifica e tecnologica
I rapporti di cooperazione scientifica e tecnologica non sono istituzionalizzati, ma piuttosto affidati a contatti diretti tra ricercatori appartenenti ad Università ed a singoli Dipartimenti dei due Paesi. Il 22 ottobre 2001 e' stato firmato, a La Valletta, l'Accordo di Cooperazione scientifica e tecnologica, che non e' stato tuttavia ratificato e non e' pertanto in vigore.
Ogni anno, l’Istituto Italiano di Cultura organizza seminari in collaborazione con l’Università locale, con l’intervento di esperti italiani, su temi quali, per citarne alcuni afforntati in passato: ambiente e salute, paesaggio e pianificazione, astrofisica, intelligenza artificiale, biotecnologie e alimenti transgenici, recupero urbano, impiego e diffusione dell’auto elettrica.
La Missione archeologica italiana a Malta
Un caso particolare e molto efficace di cooperazione scientifica bilaterale e' rappresentato dalla Missione Archeologica Italiana a Malta, che si costituisce nel 1963 su iniziativa del Direttore dell’Istituto di Studi per il Vicino Oriente dell’Università di Roma, prof. Sabatino Moscati e sotto la direzione scientifica del prof. Michelangelo Cagiano de Azevedo dell’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Nel primo periodo di attività, fino al 1970, la Missione, coordinata sul campo dalla prof.ssa Antonia Ciasca dell’Università di Roma “La Sapienza”, ha svolto uno specifico programma di ricerca finalizzato alla conoscenza della cultura storica dell’arcipelago maltese, in quegli anni ancora trascurata. Le ricerche archeologiche, finanziate con fondi del C.N.R., interessano i siti di Tas-Silġ, dove la Missione identifica il santuario di Astarte-Hera-Giunone di San Pawl Milqi, noto attraverso le fonti letterarie, dove tra le strutture di una villa romana la tradizione colloca il soggiorno di San Paolo nel suo periodo di permanenza sull’isola, e di Ras il-Wardija a Gozo, sede di un santuario rupestre di epoca ellenistica.
Tra il 1970 e il 1995, la riduzione dei fondi ha costretto alla sospensione dei lavori sul campo, mentre sono proseguite le ricerche e gli studi sulla ingente quantità di dati forniti dagli scavi. Nel 1996 l’allora Direttore del Museums Department affida alla Missione Archeologica Italiana l’incarico di proseguire la ricerca archeologica nei siti di Tas-Silġ e San Pawl Milqi. L’equipe di ricercatori, attualmente diretta dal prof.ssa Maria Pia Rossignani, (Università Cattolica di Milano), è composta da Unità di ricerca di tre università italiane: l’Università di Roma “La Sapienza”, l’Università Cattolica di Milano, l’Università degli Studi di Lecce. Già a partire dal 1996 riprendono i lavori sul campo a Tas-Silġ;. dal 2000 il team dell’Università Cattolica di Milano riprende le indagini nella villa di San Pawl Milqi. A partire dal 2000 si avviano anche operazioni di conservazione nei due complessi archeologici, nell’ambito di articolati progetti di tutela e valorizzazione dei monumenti in esame e con la consulenza dell’Istituto Centrale del Restauro italiano. Tutte le attività di ricerca e conservazione vengono condotte grazie a fondi erogati da Enti italiani: del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca scientifica, dei singoli Atenei.
La Missione Archeologica Italiana rappresenta un caso esemplare dell’applicazione in un paese estero delle competenze sviluppate in Italia nella ricerca archeologica. Il costante impegno degli studiosi coinvolti nelle indagini ha favorito il progresso ininterrotto delle conoscenze sui siti indagati. Il continuo aggiornamento delle metodologie di indagine e il coinvolgimento di nuovi ricercatori hanno contribuito in modo determinante a gettare nuova luce sulla cultura e l’economia della società maltese fra l’VIII secolo a.C. e l’età medievale.
note legali
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